Sant’Alessandro martire

1Mac 2, 49-52.57-64; Sal 126; Fil 1,27-30; Gv 15,9-16

Nella nostra Diocesi oggi una solennità interrompe la liturgia ordinaria.

Ci fermiamo per contemplare con ammirazione il Santo Patrono della città e della Diocesi di Bergamo, Sant’Alessandro.

Cosa significa la parola “patrono”?

In latino il vocabolo deriva direttamente da pater (“padre”).

Patrono è colui che sceglie di sua spontanea volontà di agire da padre e protettore per te, anche se non lo è e non lo meriteresti (nella Roma antica il patronus era un cittadino di una certa autorevolezza, in genere un patrizio, chiamato così per via del legame, detto di patrocinio, ossia di protezione, che aveva con schiavi affrancati o plebei indigenti).

Bello allora avere un patrono!

I figli onorano il padre

Cosa devono (o dovrebbero) fare i figli verso il loro padre? Obbedirgli, imparare da lui, imitarlo, renderlo orgoglioso

Così dovrebbe accadere anche da parte dei figli spirituali verso il loro Patrono.

Ma se come patrono si ha un martire?

Beh, allora… obbedire, imparare e imitare un martire… significa diventare martiri a nostra volta!

Martire – in greco – significa “testimone”…

Ieri e oggi

Perché i primi cristiani erano quasi tutti martiri?

Perché non avevano paura di dire e di essere quello che erano, di affermarlo, di testimoniarlo, e di comportarsi di conseguenza, anche a costo della vita.

Così è stato per Sant’Alessandro: ha pagato con la sua vita il tener fede alla sua scelta di essere cristiano.

A noi invece risulta difficile anche solo ammettere di essere cristiani di fronte agli amici o ai conoscenti per non far brutta figura! Per timore di essere discriminati, isolati, derisi…

Non ci azzardiamo nemmeno col pensiero ad intervenire quando qualcuno offende e bestemmia pesantemente il nome del nostro Dio o i valori della vita e della nostra fede…

Martiri dei nostri giorni

Conosco invece persone (attuali) che non hanno avuto timore di mettere a repentaglio la loro esistenza a causa della loro fede cristiana.

Medici che hanno fatto obiezione di coscienza rinunciando a carriere promettenti e gloriose, professionisti che hanno dovuto cambiare lavoro o licenziarsi per non cedere ai subdoli compromessi di chi è disposto a calpestare anche la vita degli altri pur di farsi avanti…

Ma conosco anche situazioni più quotidiane che sono vere testimonianze silenziose: giovani fidanzati che scelgono di non convivere ma di attendere invece il matrimonio per poter gustare la pienezza della vita coniugale e affettiva, mariti e mogli che tengono duro di fronte alla prova vissuta nella coppia invece di trovare la soluzione più immediata e facile di una nuova “avventura”…

Questo è testimoniare… e rendere onore e verità ad un Patrono martire che ha deciso di essere sì un soldato, ma di combattere per ciò che valeva davvero, di mettere sì a repentaglio la propria vita, ma non per valori inesistenti o aleatori, bensì per la vita eterna.

Ecco qual è il vessillo che Alessandro continua a reggere fiero stando sulla cupola della cattedrale di Bergamo da cui ci osserva e ci protegge: quello della fiducia incrollabile in Dio, nostro unico Padre.

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