Solennità di tutti i Santi

Ap 7,2-4.9-14; Sal 24; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12

Ieri pomeriggio, preparando i ragazzi del catechismo alla Santa Confessione, ho esordito con la domanda: «voi siete Santi?»

E tutti – in coro – hanno risposto «nooooo!».

Eccolo qui il problema di noi cristiani! Non sappiamo chi siamo e cosa siamo. Non ci rendiamo conto di quel che siamo!

Siamo Santi, invece! Tutti. Già ora. Per effetto del Battesimo.

La visione dell’Apocalisse che ascoltiamo nella prima lettura è chiara:

«ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani […] Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: “Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?”. Gli risposi: “Signore mio, tu lo sai”. E lui: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

I Santi non sono dei Superman

Chi sono i Santi?

Forse quelli che non hanno mai “sbagliato un colpo” nella loro vita (ovvero: persone che non hanno mai commesso peccati)?

Quelli che si sono arrampicati a mani nude sulla parete rocciosa più ripida del mondo (ovvero: individui che hanno compiuto gesta eroiche da superuomini o semidei)?

NO! «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

Ovvero: i Santi sono persone fragili, in carne ed ossa come tutti noi, che hanno vissuto (e vivono) in mezzo alla fatica del vivere quotidiano.

La “grande tribolazione” non è solo l’immagine delle violente persecuzioni che hanno mietuto (e mietono tutt’oggi) un sacco di martiri.

Grandi tribolazioni sono le vicende di tutti i giorni, «gioie, dolori,fatiche e speranze», che la nostra fragilità di peccatori rendono talvolta delle pareti rocciose che paiono insormontabili.

I Santi sono quelle persone fragili che – però – in mezzo a questa grande tribolazione, non hanno mai smesso di confidare nella grazia di Dio, di andare al Signore a chiedere perdono e misericordia.

«Lavare le proprie vesti nel sangue dell’Agnello» è l’immagine vivida del tuffarsi nel lavacro della Grazia Divina, che è il Battesimo e quei Sacramenti che ci permettono ogni giorno di rinnovarlo: la Riconciliazione e la partecipazione al Sacrificio Eucaristico.

I Santi sono i Giusti, sì, ma sanno che la giustizia è dono di Dio.

Tornando al vangelo di domenica scorsa – chi va via giustificato, “santificato”, è il pubblicano, che riconosce umilmente il suo peccato e domanda pietà al Signore, non il fariseo che si crede già arrivato, che pensa di poter costruire la sua santità rispettando delle regoline, per quanto impegnative.

Il difficile è restare Santi

Certo: rendersi conto di essere già Santi per grazia di Dio è bello… ma poi vivere da Santi è impegnativo.

E’ come in quelle favole della Disney, dove ad una ragazza contadina e sempliciotta viene rivelato che in realtà era una principessa. Di colpo la sua vita cambia totalmente: abiti sontuosi, galateo ed “etichette” del mondo della nobiltà…

Ma dopo i primi momenti esaltanti, la tentazione è tornare alla vita di campagna, senza tanti impegni e preoccupazioni.

Non è facile vivere da figli di Dio, perché poi occorre veramente comportarsi come tali.

A noi sembra più facile vivere nella mediocrità, senza dover rendere conto a nessuno, a costo di perdere qualsiasi diritto e privilegio.

Siamo come il figliol prodigo: non vediamo l’ora di uscire dalla casa del Padre perché ci sta stretta, e quando vi facciamo ritorno (a causa del morso della fame e della necessità), arriviamo con la manfrina del «non sono più degno di essere chiamato tuoi figlio; trattami come uno dei tuoi salariati».

Vivere da figlio di Dio, da principe, ci sembra troppo impegnativo, e quindi preferiamo essere “figli di nessuno”…

Che tristezza!

Ancora una volta non abbiamo capito che il Padre Buono Celeste non vuole dei soldatini perfetti e diligenti (come il figlio maggiore della parabola, che non ha mai sgarrato ma tiene il muso, perché sostanzialmente anche lui non vive da figlio, ma da dipendente).

Dio vuole solo essere nostro Padre. Un Padre misericordioso, sempre disposto a perdonarci, ad amarci nelle nostre fragilità.

Il primo passo per vivere da Santi è permettere a Dio di essere nostro Padre.

E tornare ogni giorno da Lui (dopo le tribolazioni che spesso ci siamo andati a procurare da soli) a chiedergli di poter rientrare in casa, non da salariati, ma da figli.